Ci son stati tanti nuovi ristoranti e si è mangiato fuori parecchio. Da qualche parte bene, da altre maluccio, da altre ancora nientediche, ma dappertutto con la stessa speranza e la stessa aspettativa iniziale, talvolta disattesa e talaltra rispettata.
C'è stato un ristorante in una capitale europea gestito da un tesissimo proprietario dal muso lungo, dove i camerieri verificavano attentamente il parallelismo delle posate rispetto all'asse longitudinale del tavolo. Un ristorante da cagari o da tamarri, dipende dalla dimensione dell'orologio al polso, dove ti portano una ciliegina di mozzarella che galleggia in una pozzangherina di salsa, in un piatto enorme con un cucchiaino magro e ti dicono che è l'antipasto.
Un ristorante dove la carta dei vini è tragica al punto che si ordina un bicchiere e anche quello si beve con parsimonia. Poi si mangia un buonissimo risotto ai porcini e prosciutto affumicato, dalla cottura perfetta e in dose notevole, così ci si pente di aver malpensato così a lungo.
C'è stato un ristorante dove hanno portato un piatto enorme e succulento di verdure, formaggio, carne e salsina, suscitando grandissima soddisfazione visiva. Per poi scoprire che era come una cofana di capelli cotonati: l'impalcatura sulla quale facevano gran mostra di sé le pietanze era di insalata sciapa, finemente sminuzzata a creare un covone di imbottitura vegetale.
C'è stato un ristorante dove la cameriera ogni tre parole lanciava un sinistro nitrito, a guisa di risatina, ma si è fatta perdonare subito servendo una delizia dietro l'altra. Per dovere di cronaca registro un petto di anatra alle ciliegie che ancora adesso se ci penso mi viene la nostalgia, e una torta di carrube che alla fine ho fotografato, perché i sentimenti son sentimenti.
C'è stato un ristorante che non mi ricordo neanche più dov'era e cosa ho ordinato e questo vuol dire che non era coinvolgente.
Ma ce ne è stato un altro, qualche settimana fa, dove ci hanno detto ma li prendete gli antipasti? Be', certo. E ci siamo infilati in un tunnel di portate colossale per entità e varietà. Il posto, che come indirizzo è a casa di Dio giusto per spiegare in che landa desolata si fosse andato a ficcare, era popolato da gente molto pittoresca. La cameriera più cicciona si aggirava tra i tavoli con una mannaia, gridando il suo minaccioso tuttobeneee? E l'altra cameriera, quella con i capelli rossi tutti in piedi, se per caso avanzavi qualcosa ti ficcava un cazziatone dei suoi. Non l'abbiamo delusa, abbiamo fatto i furbi, ordinando solo il primo e il dolce, così da riuscire nonostante il gonfiore a raggiungere la macchina sani e salvi. Bel posticino, comunque.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
0 commenti:
Posta un commento